Calcio "minore", tra credibilità e sostenibilità: urge una riforma

Calcio dilettantistico
Calcio dilettantistico
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Negli ultimi anni l'associazione calcio-milioni di Euro è sempre più frequente, un connubio quasi inscindibile che talvolta condiziona analisi e discorsi su quanto poi accade sul rettangolo verde. In effetti però, la fetta più ampia del sistema, che coinvolge milioni di appassionati in tutta Italia, riguarda il calcio dilettantistico spesso definito "calcio minore". 

Un sistema, quello dilettantistico, spesso difficile da gestire e non sempre tutelato a dovere, con diverse "falle" che sovente ne minano credibilità e sostenibilità. A tal proposito, per il lavoro giornalistico che svolgiamo, analizzando i tornei a partire dalla Serie A fino alla Terza Categoria, ci ritroviamo dinanzi a situazioni a dir poco paradossali con società che, salvo rari casi, difficilmente riescono a portare avanti un discorso sportivo-economico che duri nel tempo. 

Stamane, direttamente dal campionato di Prima Categoria campana, ci arriva l'ennesima amara constatazione di tutto ciò. Un club che svolge la propria attività grazie all'autofinanziamento dei suoi tesserati, si trova costretto a rinunciare alla prossima gara di campionato e dunque a pagare una multa per tale assenza. I motivi dietro tale scelta sono molteplici, dalla mera questione economica alle difficoltà logistiche ma anche una sorta di gesto di denuncia, verso un sistema alla cui base troppe volte c'è la politica piuttosto che la passione per il calcio. 

Il campionato della società in questione, dopo tale "pausa" forzata, proseguirà fortunatamente senza ulteriori intoppi ma, in vista della prossima stagione, sarebbe opportuno riformare un sistema che anziché edificare disfa e perché no premiare tutti quei club che svolgono attività sociale nei propri territori. Sarebbe un primo passo, ma il saggio insegna che chi ben comincia è già a metà dell'opera.

Luigi Langellotti