Campobasso, la nota del club sulla vertenza Sanseverino - I AM CALCIO CAMPOBASSO

Campobasso, la nota del club sulla vertenza Sanseverino

S.S. Campobasso Calcio
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CampobassoSerie D Girone F

Con una nota giunta in redazione, il Campobasso ha voluto far chiarezza in merito "all'interpretazione fornita da alcuni organi di stampa", tra cui il nostro (qui l'articolo), riguardanti le recente decisione della Commissione Accordi Economici che ha condannato la società rossoblù al pagamento all'ex centrocampista Giulio Sanseverino di € 2.476,35 per i compensi maturati nel periodo compreso dal 1 marzo 2020 al 30 giungo 2020.

La decisione della Commissione è maturata tenendo conto da quanto stabilito dal Protocollo d’intesa siglato tra la L.N.D. e l’A.I.C. in data 25/09/2020 cui il Campobasso, come spiega nella nota, non ha mai aderito. Il protocollo dava la facoltà alla società di saldare l'80% della somma netta pattuita nell'accordo economico con il calciatore in due rate, una con scadenza 15 novembre 2020 e una con scadenza 15 gennaio 2021. Non ricevendo il dovuto a novembre, il calciatore ha deciso di proporre ricorso alla Commissione Accordi Economici che nei giorni scorsi gli ha dato ragione, condannando il Campobasso.   

Sempre nella nota, il club rossoblù fa sapere che si appellerà al Tribunale Federale Nazionale - Sezione Vertenze Economiche. Giova ricordare che una recente decisone dello stesso Tribunale, la n. 25 del 12 marzo 2021, ha stabilito che il predetto "Protocollo di Intesa deve infatti ritenersi obbligatorio e vincolante per le categorie che lo hanno sottoscritto per il tramite dei loro rappresentanti. Il Protocollo, infatti, alla stregua dei CCNL, si applica per categorie con efficacia erga omnes". 

La nota del club rossoblù:

 "In riferimento all’interpretazione fornita da alcuni organi di stampa su presunti “stipendi non pagati” nella scorsa stagione 2019/2020 l’SSD ARL CITTA’ DI CAMPOBASSO precisa quanto segue:

La società ha pagato regolarmente tutti gli emolumenti maturati dai propri tesserati alla data di sospensione del campionato causa Covid, così come previsto dalle normative federali e come testimoniato dalle liberatorie depositate presso la Figc in fase di iscrizione all’attuale torneo di serie D.

Nessuna normativa federale o statale ha invece mai chiarito l’eventuale spettanza per i tesserati delle somme relative ai mesi di stop dell’attività agonistica, ovvero da marzo 2020 in poi. Solo in data 25 settembre 2020 la Lega Nazionale Dilettanti e l’Associazione Italiana Calciatori hanno siglato un protocollo d’intesa non vincolante, lasciando quindi alle parti la libera scelta di aderire o meno alla proposta di una risoluzione transattiva in assenza di una norma specifica a tutt’oggi ancora mai neanche approntata.

Le vertenze che riguardano qualsiasi calciatore di serie D sulle somme maturate nel periodo di sospensione causa Covid non si riferiscono quindi a stipendi non pagati, ma al massimo alla “definizione” – altrimenti non quantificabile in maniera diversa – di eventuali somme residue da pagare entro 30 giorni dalla data di giudizio. A tal proposito, vale la pena ricordare che le decisioni della Commissione Accordi Economici possono essere impugnate dinanzi al Tribunale Federale Nazionale – Sezione Vertenze Economiche e quindi non possono essere automaticamente considerate definitive. Si può perciò parlare al massimo di “stipendi non pagati” solo 30 giorni dopo una sentenza definitiva, non certo prima. Inutile ribadire, a tal proposito, che il Campobasso rispetterà ogni singola decisione.

Dispiace inoltre prendere atto che il protocollo LND-AIC, a cui il Campobasso e tanti altri club hanno scelto di non aderire, è stato all’epoca siglato dai vertici federali senza avviare alcun dialogo preventivo con le società, assumendosi di fatto una grave responsabilità in un momento di crisi per il calcio italiano. L’auspicio è che ora il Tribunale Federale Nazionale, a cui faremo ricorso, possa riconoscere l’inesistenza di ulteriori somme da riconoscere ai tesserati per il periodo di stop dovuto alla pandemia, ribadendo peraltro che quelli degli atleti dilettanti sono rimborsi e non compensi lavorativi (altrimenti ci sarebbe stata la ‘cassa integrazione’ come tra i professionisti) e che in quei mesi non c’è stata alcuna prestazione né spesa da parte degli atleti, tutelati oltretutto da Sport e Salute, a differenza delle società che da più di un anno fanno i conti con i mancati incassi. La serie D al danno ha aggiunto anche la beffa".

Celestino Ieronimo