Eppure io sto con la Super League, ecco come - I AM CALCIO CAMPOBASSO

Eppure io sto con la Super League, ecco come

The Super League
The Super League
ItaliaSerie A

O meglio, sarei per un sistema ibrido del quale in seguito scriverò più in dettaglio. Il titolo è provocatorio, ma non campato in aria. Sono anni che considero ormai una forzatura tornei nazionali a 18 o anche 20 squadre - come avviene in Italia, Spagna, Francia ed Inghilterra -, in cui spesso le squadre più forti giocano con formazioni di riserva o con meno motivazioni in vista di appuntamenti più delicati, siano essi incontri nazionali od internazionali, le gare contro le “piccole”. Questo porta sì anche a sorprese, con le squadre di provincia che di tanto in tanto compiono l’impresa contro la big, ma più per le condizioni di cui sopra che per vera gloria.

Dal mio punto di vista di semplice innamorato e giornalista sportivo sono anni che valuto possibili alternative ad un sistema campionati-coppe europee ormai logoro, forzato, noioso. E questo indipendentemente dal Covid, considerato forse strategicamente dai “grandi club ribelli” come causa scatenante e non più procrastinabile per l’avvio di una Superlega che hanno evidentemente nella testa da anni, con un modus cogitandi del tutto simile a quello delle grandi scuderie della F1, perennemente tentate dallo strappo con la FIA per l’organizzazione di un nuovo campionato mondiale gestito direttamente (ops) dalle grandi case automobilistiche, Ferrari e Mercedes in primis.

Un accordo va trovato ad ogni costo perché uno scisma del genere rischia di rovinarci la cosa più importante fra quelle meno importanti ovvero il gioco più bello e praticato al mondo. Impensabile immaginare un calcio senza tornei nazionali, impensabile anche considerare un’agenda europea senza le firme più prestigiose del panorama continentale. Se si pensa anche all’ineleggibilità dei calciatori delle big per le squadre nazionali, il quadro è davvero composto dalle tinte più fosche. Che senso avrebbero le selezioni di Italia, Francia, Inghilterra, Germania senza i campioni delle grandi squadre? Diventerebbero tornei depotenziati financo Europei e Mondiali di calcio, la cosa forse più inaccettabile per chi ama questo sport bicentenario.

La soluzione, dal mio punto di vista, è un sistema ibrido. Far convivere sia i tornei nazionali che i campionati di élite, salvaguardando le competizioni UEFA internazionali modificandone radicalmente il formato.

Nella mia idea di ”nuovo calcio” che mi sono formato nella mente negli ultimi anni, ci sarebbe la nascita di due o tre leghe europee formate da squadre continentali (sempre sotto l’egida della UEFA), scelte secondo il ranking UEFA con un termine temporale da fissare. Si decide di far scattare la riforma del calcio europeo dal 2023/2024? Alla fine della stagione 2022/2023 ranking UEFA alla mano si vanno a formare EuroLega, EuroLega2 ed eventualmente EuroLega3 con i club rispettivamente compresi fra le posizioni 1 e 16, 17 e 32 ed eventualmente 33 e 48. Questi club giocherebbero dalla stagione successiva campionati di 30 gare ognuno, con tre retrocessioni e tre promozioni dalla Lega inferiore. Tutti gli altri club europei continuerebbero a giocare nei propri campionai nazionali.

Vincendo il proprio campionato nazionale si potrebbe così accedere a fine anno ad un sistema di spareggi internazionali ad eliminazione diretta per andare ad occupare il posto delle 3 retrocesse della EuroLega2 (o EuroLega 3). Le retrocesse dall’ultima lega sovranazionale tornerebbero a disputare il campionato nazionale nella stagione successiva.

Un sistema di questo tipo permetterebbe sia la disputa delle coppe internazionali UEFA (format da studiare ad hoc) che la partecipazione di tutte le squadre alle proprie coppe nazionali, in più evitando lo “scisma” sarebbero salve anche le nazionali con i giocatori migliori arruolabili, i club più importanti si confronterebbero in primis coi loro competitors principali incamerando più risorse grazie a dei super campionati. La UEFA dal canto suo tirerebbe un sospiro di sollievo mantenendo tutti i club all’interno dell’Association Football come lo conosciamo oggi. Certo, il rovescio della medaglia sarebbe un depotenziamento dei campionati nazionali (il campionato italiano attualmente perderebbe Juventus, Roma, Napoli, Inter e Atalanta nel primo caso, anche la Lazio in caso di Eurolega3, mentre il Milan attualmente sarebbe tagliato fuori dalle prime 48) e dal canto loro i grandi club non potrebbero esercitare quel fastidioso diritto di partecipazione in quanto membro fondatore in stile franchigie dell’NBA ma sicuramente questo è uno di quei casi in cui due feriti saranno comunque meglio di un morto.

Stefano Calabrese